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Meglio due schiaffi, se ti rispondo ti fa più male.
[Addio amore.]


Diario


23 dicembre 2009

Il mio sogno cosciente

A pochi giorni dal Natale ho la fortuna di poter stare distesa qualche ora da sola ed accarezzarmi le cicatrici con le unghie smaltate di viola che creano una sensazione di assoluto contrasto. Ma che mi piace.

Circa un mese fa ho visto scivolare dal mio polso e sbriciolarsi un banale braccialetto che ho indossato pochi giorni dopo che mi era stata ridata la Vita. Tutto distorto e rallentato dalla mia visione, ho visto le perline cadere a terra, una ad una, emettendo un leggerissimo tic tic tic che, come una macchina del tempo, mi ha riportata a quella mattina in cui, anche una fottuta stronza come me, ha perso il controllo.

Ho avuto paura.

Per un momento sono rimasta immobile ed ho pensato che non avrei più potuto appigliarmi a stupide scaramanzie da ragazza insicura e che avrei dovuto crederci da sola. Senza stringere infantili bracciali tra le dita, senza aggrapparmi a certezze che ero consapevole non esistessero.

Mi sono chinata e ho raccolto una decina di perline, le ho strette fra le dita e me le sono infilate in tasca.

Poi ho guardato mia madre e le ho detto

 

"Ora non ho appigli. Sono solo io che ci devo credere".

 

E tutta fintamente baldanzosa ho salito le scale, continuando a stringere quelle perline sperando che nella loro singolarità non avessero perso valore.

In verità ho sempre, e ancora, e ogni giorno, paura, quando ci penso. E, quando conto i mesi che passano così velocemente, aumenta, perchè questo significa che i granelli della clessidra stanno scendendo e il bel tempo non so per quanto durerà.

Tuttavia mi sto permettendo di essere felice. Perchè in questi giorni mi è concesso di non vedere andirivieni di vita chiusa dentro tubi rossi che mi tolgono il respiro, mi è concesso di non impedirmi un bicchiere d'acqua in più che mi costerebbe uno svenimento il giorno di Santo Stefano, mi è concesso di non dover ingoiare cose, sentimenti, sensazioni, che ho ingoiato sempre con una tale nonchalance da fottere tutti. Oltre che me stessa ovviamente.

Nove anestesie totali e totalizzanti che, una dopo l'altra, mi hanno fatto capire quanto tutto avesse un senso e mi fosse dovuto. E non tornerei indietro per rinunciarvi e perdere conseguentemente sorrisi, amore sporco d’angoscia, occhi scuri che fanno gocciolare ammirazione quando incontrano i miei, occhi chiari che brillano alle mie parole (quando non dico una parola), labbra che baciano qualcosa senza conoscere la realtà, la costante speranza che tutto questo o quello o tutto quanto fosse giusto nella misura in cui mi faceva (fa) sentire di carne e cose che non so descrivere.

Ed è grazie a tutto questo se le persone che ho, ho scelto io stessa di –possederle-. E di amarle in silenzio anche solo attraverso cappuccini alle 8 di mattina, incontri anche solo di pochi minuti, lettere che magari non dicono nulla quando, in realtà, è tutto, e pensieri costanti che non arrivano, ma esistono. E perché dovrebbe fottermene dei regali quando ripeto in modo naturale che

 

ho tutto e ho tutto e ho tutto e ho tutto davvero.

 

E mi è concesso di essere superficiale, finalmente. O forse non mi è neanche poi tanto concesso dagli altri, ma me lo concedo io. Perché tutto questo Tutto si rimescola dentro e lo percepisco sotto la pelle all’altezza del cuore, lo sento caldo sotto le dita, lo provo in testa quando lo sento schiacciarmi la mattina alle ore 12, talvolta lo percepisco alle spalle quando scivola giù come acqua calda o nei fianchi come spilli a ricordarmi che c’è.

O semplicemente, e banalmente, dentro al petto come una fitta che riconosco. Ed è mio.

Tutto mio.

Solo mio.

E lo possiedo e amo con nessuno mai potrebbe capire.

Ed è giusto così.

 




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30 dicembre 2008

Non ci state dentro tutti.

Ho tempo e paure e orgasmi e io e voi e il sangue e il fumo e la notte e il sapore di tutto sulla lingua.
Sono assalita da dettagli che mi bruciano gli occhi.
Che mi graffiano il cuore.
Con le unghie gratto l'aria che sa di neve e di dolce e di buono.
Mi sfilano davanti sorrisi, risate, amore.
Tavole attorno alle quali vedo persone che amo da una vita e che mi sembra di amare di più ogni anno che passa.
Calore e messaggi.
Mi annebbiano la mente occhi a mandorla che mi parlano dietro al fumo che si mescola a labbra che si uniscono.
Penso al gelo della piazza vuota di notte che ci fa sentire un pò tutti degli dei.
E persone che arrivano nella mia vita e mi domando perchè, mentre le guardo e scambio numeri e parole e baci e diosacchecosa.
E io che perdo il controllo in mezzo a tutto questo. E tutto questo disordine attorno. In mezzo ai giudizi della gente che mi fanno sentire più viva che mai.
E non mi scuso, se sono stata egoista, se ho commesso quelli che voi giudicate errori.
Perchè ora davanti a me non c'è nulla. Non può esserci nulla.
Questo è tempo e lotta e vita e calci e graffi e paura e odio e amore e attesa e speranza e speranza e speranza e speranza e speranza e speranza e ancora tempo che l'unica cosa che posso fare è mordere con violenza e aggressività perchè solo così posso pensare di sopportare tutto il resto.
Mi corre tutto addosso e non fa neanche male.
Fa bene.
"Perchè mi fissi?"
Silenzio.
...
Sipario.




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24 novembre 2008

Neve

 Mi mordo le labbra e non è ritmico il mio respiro sotto i vestiti. Il petto si solleva e tenta di riprendere aria in un ambiente troppo stretto dove le unghie, ormai, non contano più un cazzo. A volte vorrei poter urlare contro qualcuno e vorrei che quel qualcuno ne avesse la colpa. Insindacabile.
Ho invidiato me stessa per essere stata degnata di simili sconvolgimenti emotivi dovuti a qualcosa che nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di chiamare dono. [Ma, io, a volte, sì.]              
Altre volte ho finto, buttato via chiavi per dimenticare e scritto per ricordare quello che stavo tentando di rimuovere.
Guardo quei tubi rossi e quel circuito che mi leva la vita a dosi e poi me la reinfila dentro velocemente nella fallace speranza di dare un senso ad una vita nata compromessa.
Guardo per ore questo andare e venire di vita che scorre indifferente fuori e dentro le mie vene.
Fa freddo.

Ho freddo.

Mi bruciano gli occhi e la gola.

Due anni.

Una goccia cade insistente con il fine primo di scavarmi il cuore.

Deglutisco e chiudo gli occhi nel disperato tentativo di bloccare ogni via di fuga alla lava incandescente che sento spingere per uscire. E con gli occhi chiusi mi sento quasi come se stesse finendo tutto.

Respiro a fatica.

Senso di attesa e di incompiuto.

A volte vorrei che qualcuno avesse davvero il coraggio di riempirmi di domande.
Vorrei che qualcuno mi prendesse per mano e mi trascinasse a sedere su un marciapiede e mi dicesse “Ora tu parli perché io voglio sapere tutto”.
E forse, allora, la smetterei di mordermi le labbra in momenti come questo, quando apro un file di word e per salvare un testo digito la parola fallin e poi schiaccio su save.
Vorrei avere qualche ora e una persona che mi tiene la mano mentre mi ascolta raccontare per filo e per segno le cicatrici che non conto più. Quelle cicatrici che percorro tutti i giorni con le dita nel vano tentativo di sentirmi una donna forte. Una donna che combatte nella sola speranza di tornare, un giorno, sotto i ferri e avere un’altra cicatrice che mi farà ricordare chi sono e da dove vengo.
Il tempo mi scivola addosso come ghiaia e le notizie che mi giungono come graffi mi fanno diventare rabbiosa nella mia lotta quotidiana. Ormai parlano solo gli occhi.

Guardo le mille versioni di me stessa che si delineano negli occhi degli altri e mi sembra solo che sia tutto sbagliato, tutto finto, tutto mal recepito. Mi sembra di essermi persa e mi sembra che nessuno sia riuscito a trovarmi. Mi sembra di essermi ingoiata tutti i cocci che mi ero lasciata dietro per ritrovarmi e che questi si stiano mescolando rumorosamente nella speranza di farmi capire che sono il risultato di ciò che loro hanno fatto di me.

E mi dispiace se fingo così spesso nonostante abbia capito che, quando parlo da dentro, la gente mi guarda negli occhi e mi dice che mi ammira.

Ma ho bisogno di sedermi su quel marciapiede.

Ho bisogno di quella mano.

E di quegli occhi.

Per raccontarmi. E nel raccontarmi, sentirmi di nuovo me stessa, e ritrovarmi.

Tra l’altro, a qualche ora dall’aver scritto tutto ciò, l’ho rinominato neve.
Poi ho guardato un video in cui dicevo cose che poche ore dopo non avrei più ricordato. E ho riso.

Ho estremo bisogno di essere salvata.

Ma, finché aspetto, mi mordo un po’ ‘sta vita.




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11 novembre 2008

Sentirmi parte di qualcosa mi fa quasi male al cuore.

E quando ascolto una traccia, non so perchè, ma mi scordo tutto, e non conta più un cazzo.

Io è una vita che non scrivo.
E mi maledico.
Perchè a me piaceva quello che scrivevo e ci godevo a rileggerlo, anche dopo mesi.

La cosa che mi fa incazzare è che non so dirlo.
Che scende dagli occhi, dalla gola, dal cuore, dal seno, dalle anche, dalla schiena.
Lo sento fino alle punte delle dita, alla saliva nella lingua, fino alle ciglia che grattano l'aria.
Non so chi esiste sopra. Ma so cosa esiste dentro.
Sono mesi che non scrivo e non piango. E' una sensazione trasversale. Mi si bagnano gli occhi e non cade nulla.
Esplode dentro.
E non è male. Non è bene.
E' cemento.
Strada sotto i piedi.
Nebbia.
Pelle.
Le tue chiavi che tintinnano dalla tasca.
Io che muoio quando ti ho davanti.
Notizie dal giornale.
Notizie dai dottori.
Vita che mi sfugge dalle mani.
Vita che in vena scorre.
Lampioni.
Noi tre.
Il cuore che batte.
La mia malattia.
La finestra che si appanna con il mio respiro.
Padova di notte.
Il tuo cappuccio.
Le mie paure.
Un Dio che ho smesso di pregare.
Il giorno in cui potrò vivere di nuovo.
I ricordi.
Le tue labbra che mi urlano che sono una stronza.
Le noccioline e noi.
Le serate sotto il palco.
Le urla.
La tua felpa.
I nostri litigi.
La musica che brucia.
Il mio sorriso. [quando ti penso]
Il mio sorriso. [quando penso che sto sbagliando tutto]
Il mio sorriso. [quando mi dici "hai qualcosa di diverso" - si, mi brillano gli occhi -]
Il mio sorriso. [quando mi scorre in vena]
Il mio sorriso. [quando mi grida figlia di puttana la stessa bocca che mi baciava]
Il mio sorriso. [quando sento la tua pelle avvicinarsi]
Il mio sorriso.
Il mio sorriso.

La vita è una lama. Mi taglia il cuore e ne esce miele.




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6 febbraio 2008

Se mi cercherai, sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.

[Aggiornamento]

Who knew?
Mentre mi chiedevo se ero cambiata mi sono resa conto del fatto che non ero io ad essere cambiata. Ma che semplicemente avevo ucciso emozioni che ora si accanivano contro determinate persone. Io non ero cambiata dentro. Erano loro che mi facevano cambiare.
Era buio, le luci erano forti e mi bruciavano gli occhi. Io avevo le dita calde.
Mi veniva da sorridere ascoltando una canzone che più di un anno fa mi faceva mordere le mani. Che ascoltavo la mattina presto, in un periodo in cui, oltre ad andare a puttane la canzone, andavo a puttane anche io, che tremavo anche con due maglioni, che tremavo a fare le scale, che tremavo a portare due libri. E raccontava di qualcosa che finiva quando mai te lo saresti aspettato.
Ora ripenso a qualcosa che mi sembrava impossibile.
A gente che se n'è andata così.
A gente che si lamenta di aver perso tutto quando i primi a ficcare tutto nel cesso sono stati loro.
Mi volto e, giuro, non ci capisco niente. Mi sembra di aver guardato, non vissuto, un qualcosa di definito, si potrebbe dire quasi un film.
Perchè era così carico di sentimento, di passione, energia, pensiero, vita?
Com'è andata? E perchè io non me ne sono accorta mentre accadeva che tutto ciò finiva?
Perchè ora vedo tutto da fuori?

E' l'Amore che non ho definito. Di cui non ho specificato nulla sotto. Che mi ha salvata.

E adesso, davvero, mi viene da sorridere quando chi non sa più nulla di me, di come vivo, mi accusa. Di egoismo e affini. Perchè sono le stesse persone che non hanno avuto il coraggio di ingoiarmi completamente. Non c'è sesso o amicizia che tenga. Quella che io regalavo era vita, e un cazzo di nient'altro.

_

Mi hanno cambiata?
Mi chiedevo.
Mi hanno cambiata?
Ci hanno cambiati?

No.
Se Amore.








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8 gennaio 2008

Questi non sono propositi, per chi non lo capisse.

Ma corri immobile tra le rapide
Poi ti accorgi che non è stato inutile
Pensare di vivere così
Del resto è sempre un bivio che ci porta fino a qui.



Giuro.

Che ho iniziato a giurare, non tanto quando le cose sono iniziate ad andare bene, ma quando io ho iniziato ad essere serena.
Che pensavo di smetterla di scrivere qui. E invece.
Che qualcuno mi ha detto "Ti sei rovinata le feste". Ma no, no davvero.
Che lo scorso anno ho davvero perso tutto. Ma che solo dopo aver perso tutto ho cominciato a stare bene perchè ho imparato a vivere con me stessa.
Che sono diventata più simpatica. E meno arrabbiata.
Che ho sofferto così tanto per amore che, ora, l'amore non mi manca per niente.
Che la droga fa male davvero.
Che amo con tutto il cuore giocare a tombola. Vedere ad ogni santa vincita che il resto del tavolo s'incazza. Che quello che estrae i numeri, al controllo, finge ogni santa volta che quelli della vincita siano sbagliati. E che ogni santa volta io sono quella che vuole che sia fatto il tombolino per il semplice fatto che amo le speranze. Si, anche le ultime.
E giuro che a questo non rinuncerei mai.
Che amo i miei parenti.
Che amo ogni natale e ogni pranzo della befana per quanto poi mi lamenti ogni anno di quel pranzo della befana.
Che adoro organizzare le cene con gli amici, fare il sorbetto che si mangia con il cucchiaino e vederli sorridere.
Che amo vedere come il karaoke casalingo continui ad avere sempre lo stesso fascino. Ma che in quello moderno ti ci puoi fare le squadre e ti dicono anche chi è più bravo.
Giuro che a volte mi manca quello che era e che poteva essere. Ma sto meglio adesso.
Che mi son saputa salvare. Da sola.
Che chi mi voleva non l'ho voluto e chi volevo non mi ha voluta. Probabilmente, a dire la verità, mi ha anche voluta, ma io ho fatto la cosa giusta. Ho detto no. E mi son salvata. Ne sono sempre più convinta.
Giuro che a volte mi manca quello che era. Non quello che è.
Che non ho mandato tanti auguri di buon natale. Ma che a me certe poesiole proprio non piacciono.
Giuro che credo che chi a capodanno manda auguri di quel tipo non ha proprio un cazzo di nient'altro nella vita. Non fa ridere. Fa pena.
Che non mi iscriverò mai a Badoo. E che internet m'ha anche un pò rotto il cazzo.
Che una volta dicevo che la vita era una merda. Ora non lo dico più. Dico solo che è stronza, ma che le voglio bene.
Che ora che sono in lista ho molte più speranze. Ma quando squillerà il telefono piangerò. E magari manderò qualche messaggio.
Che ho un progetto. E che se non andrà a buon fine mi troverò qualcos'altro da fare e magari ci riproverò anche.
Giuro che ho uno spirito e che non l'avevo riconosciuto. Ma ora so qual è.
Giuro che sono l'unica che si ostina ancora a chiedere a tutti di giocare ai nomi in fronte. E che, in verità, poi, tutti ci si divertono.
Giuro che son cambiata.
Che sto portando un maglione a collo alto. E' incredibile, ma è così.
Che ogni tuo bacio è il più dolce tra i frutti che abbia mai assaggiato.
Che sono felice perchè lei ce l'ha fatta.
Giuro che a casa mia si sta bene e i miei amici lo sanno. Che organizzerò un torneo di monopoli. Che continuerò a votare a destra. Che non aiuterò a lungo persone con problemi inventati.
Che non avrò paura di invitare troppe persone e che non ci siano sedie a sufficienza.
Che mi piace far ridere le mie cugine.
Che adoro i capelli che ricrescono e mi sento anche un pò più bella.
Giuro che ascolterò le persone giudicare la mia salute in base al mio aspetto fisico e li comprenderò. Perchè chi non conosce, non può sapere. Ed è giusto che sia così.
Che non sono mai stata arrabbiata con Dio anche se si diverte così tanto a mettermi alla prova.
Giuro che sono fiera di ciò che son riuscita a superare e che lotterò quando riverrà il momento. Che magari mi incazzerò anche un pò. Che non dimenticherò. Ma che ne uscirò.
Giuro che non ho nessuna paura di andare avanti. Che non mi nascondo e che fingerò un pò meno.

E pensare che dicevo a tutti di non giurare.




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18 dicembre 2007

Da oggi ogni squillo di telefono sarà speranza.

Perderti è stata una benedizione.
Giuro.

Il senso di nausea che mi assale alla parola Badoo è ormai chiaro a tutti i miei contatti msn. Un catalogo di carni. Scelgo il numero ventinovemilaottocentonovantasei. Il fatto che abiti nel Guatemala in compagnia delle scimmie urlatrici non ha importanza. Probabilmente prenderà l'aereo, ci incontreremo, avremo rapporti intimi e nel 2030 lo sposerò via webcam.
[ ]



Il fatto che non amo più ciò che amavo un tempo è una consolazione. Tutto quello pseudo-dramma che ho vissuto si è dissolto. Letteralmente dissolto. Non ne rimangono che briciole. E tutte quelle troie del giardino degli dei che mi vedevo attorno non sono poi tanto troie se non sono io a renderle tali.

Mi ricorderò sempre quell'otto per la grinta.




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4 dicembre 2007

Non si vergogna di niente, in mezzo a tutta la gente, lo fa sempre così.

Sottolineo che questo post è stato scritto molti giorni fa. E la Telecom deve succhiare pesantemente per avermi tenuta per dieci giorni senza telefono, internet e fax.
Nonostante ciò, questi giorni mi son serviti molto. [E non per l'assenza di una linea.]
E tra le molte cose, ho capito che disintossicarsi è difficile. Che ci sono persone che fanno più male quando son presenti di quando non ci son più e ti mancano.
Che quando ti mancano, soprattutto la sera tardi, prenderesti il telefono e faresti quella cosa che non va mai fatta.
Che è come la droga. Che ci cadi in un secondo. E che quando c'è ti uccide più di quando non c'è.
Ma mi sto disintossicando, per il mio bene.
Anche se ci sono cose che sono per sempre. [Diceva Raige.] E quei per sempre sono quelli che ho accanto ora e anche quelli che sono spariti.
Punto.




E’ stato come se si fosse aggiunto un altro pezzo di puzzle. Un incastro esatto. Esattamente così doveva andare a comporsi la mia vita, tassello dopo tassello. E questo mancava. E questo è più di quanto avessi mai potuto desiderare.
Ho fatto il conto alla rovescia per settimane e settimane e quando mi trovo dentro, seduta sullo sgabello del bar, guardandomi intorno, penso che deve iniziare tutto. Subito. O che forse è già iniziato nell’attesa e nel desiderio. Che mi devo gustare tutto, adesso. Perché so già che durerà troppo poco e che finirà troppo presto.
Vediamo entrare Primo. Porca troia, perché sono tutti indifferenti lì dentro? Perché solo noi ci ribaltiamo? Pace e bene. Troveremo il modo giusto per fargli capire quanto lo stimiamo? Che non c’è niente di troiesco in noi e che davvero la loro musica ci fa stare bene?
Primo è meraviglioso. Firma cd e ci bacia anche quando abbiamo troppa paura di disturbarlo per avvicinarci.
Quando il concerto inizia siamo lì, sotto, di fronte a loro. Non so quante persone ho dietro e non so che cosa stiano facendo. Ma so che davanti non ho nessuno. E questo mi basta.
Cantano canzoni che per troppo tempo ho sentito solo registrate. La differenza è che ce li ho davanti. Che cantano esattamente per noi e che noi possiamo urlare, cantare e alzare le mani solo ed esclusivamente per loro.
Sono talmente in trance che quando Primo afferma che c’è chi le canzoni le sa a memoria e Grandi indica me, io non capisco e guardo le altre stralunata.

E’ da stronzi che debba finire tutto così presto. Primo dice che è l’ultima. Io bestemmio dentro me stessa. Ci chiedono quale canzone vorremmo. Grandi ci avvicina il microfono. Io comincio a ripetere incessantemente “CorVeleno! CorVeleno! CorVeleno!...”. Grandi ci sorride. Già lo sa.
Quando parte la base è il mio delirio interiore. Urlo, canto e mi dimeno. E’ lei. Dal vivo. Il mio sogno di mesi e mesi. 
La sento scorrere addosso. La sento che scivola e mi entra dentro. Finché arriva lì, il punto esatto in cui tutto ha un inizio e una fine. Il punto esatto in cui esisto.

Il mio veleno tu lo trovi divertente? Nina, guardati intorno perché è meglio il mio veleno del tuo niente.

M’infiammo e mi batte il cuore. Quando Grandi fa il suo pezzo vorrei davvero dirgli quanto, ora, tutto ha un senso. Quanto non mi vergogno di niente in mezzo a tutta ‘sta gente e lo farò sempre così. Per loro.
Ringrazio me stessa per essermi concessa di amare il rap. E mi sento privilegiata. Vivo emozioni e sentimenti. Tanto basta per esistere.

La gente inizia ad allontanarsi da sotto il palco. Noi aspettiamo. Grandi scende e lo fermiamo per ringraziarlo. Per fargli capire nel modo più idiota del mondo quanto li stimiamo e quanto ci regalano. Mi stupisce. E’ lui che ci bacia. E’ lui che ci ringrazia. E capisco che almeno una cosa l’ho fatta bene. Da sotto il palco son riuscita a trasmettergli tutto.
Usciamo. Parliamo, salutiamo tizio e caio e, non so perché, finiamo a sclerare con Squarta e Emilio[?], un ipotetico jolly dei CorVeleno. 
E ricordo cose. Discorsi su Padova e su Roma. Facciamo foto di gruppo con Primo, con Squarta, con Emilio. Ci raccontano la tristezza del loro alloggio padovano. Consigliamo ristoranti. Parliamo dei cibi nostrani. Ci scambiamo opinioni sulla differenza tra i romani e noi, qui al nord. Siamo davvero diversi. Tanto. Troppo. Parliamo anche di storie d’amore. Squarta fa il consigliere. E quando gli ripeto che, non ci credo, sono troppo disponibili, mi manda a fare in culo. Ridiamo. Primo è immensamente gentile. E’ tranquillo e ci racconta un po’ di tutto. Anche dove sono stati a mangiare qui a Padova e a noi viene da ridere. I CorVeleno lì? Ridiamo dentro di noi per cose di cui riparleremo per ore, forse giorni e settimane.
Passano un paio d’ore così. In modo semplice. Davanti la loro macchina a ridere, scherzare, chiacchierare, analizzare magliette e bla bla. Vorrei che le lancette dell’orologio si bloccassero. Vorrei tornare indietro ad alcune ore prima. Ma va bene così.
Bacio Squarta e mi bacio Primo. E ovviamente anche il piccolo jolly. Che sa di fumo e ride.
Primo riprende a parlare e ce lo chiede, ma già lo sa che ci vediamo l’8. Già lo sa, che dopo quella serata, non potremmo mancare per nulla al mondo.



Il post l'avevo finito lì. Pensavo che mi sarebbe venuto altro, forse. O forse no. Che poi avevo un sacco di altre cose da dire, ma rileggendo mi sento molto groupie in calore. Quando, in realtà, era tutto semplice e casuale. E bello proprio perchè era semplice.
E basta.
Ho detto tutto sopra.
Permettetemi il post vuoto d'"esistenzialismo", ma ricco d'esistenza.
Per me, ovviamente.




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12 novembre 2007

Titolo non pervenuto

La radio dovrebbe smetterla di passare canzoni dimenticate da Dio.
E non da me.
Porca troia.

Mi trovo sempre in mezzo a rogne.
Ma me la godo enormemente nel guardarle dall'alto e nel riderne.
A volte mi dispiace davvero. Per voi.
Cioè.
Non capisco come possiate essere così. [Io veramente me ne vergognerei.]

Comunque qualcuno ipotizza che io abbia una ragione veramente valida per essere infelice.
La verità è che quella cazzo di ragione per essere infelice me ne ha date troppe per essere felice.
Da quando è andato veramente tutto a puttane in modo definitivo, io ho capito.
Chi, cosa e perchè.
Quindi non masturbatemi la mente perchè io, i miei motivi validi, li ho trovati.
E sono i ClubDogo, Inoki e i CorVeleno live. [No, dai. Scherzo. Forse.]       
                                         che comunque è tutto troppo bello per crederci.

Detto ciò. Spero che la radio non continui con quelle stronzate che fanno male.
E spero che se le cose sono andate così facilmente a puttane,
perlomeno non costino troppo.




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29 ottobre 2007

E sono 23. [Ormai da qualche giorno]

Non mi veniva niente, per il mio 23esimo.
Non facevo altro che pensare e ripensare a tutto quello che ho passato e sto passando da almeno vent'anni.
Mi son contata le cicatrici, i lividi, i buchi.
E ho pensato alle volte in cui ho creduto di non potercela fare.
E ho sospirato guardando sul pavimento quelle ciocche nere che erano i miei capelli.
E ho reinventato la concezione di dolore e ne ho attenuato i limiti.
Ho imparato a domare sensazioni che un corpo normale non ha mai provato ne immaginato.
Ma ho anche capito. Il motivo per cui non mi veniva nulla, per il mio 23esimo.
Ho capito che non avevo nessuna ragione per essere arrabbiata.
E che non mi sarei mai nascosta dietro frasi come Non è giusto  o Perchè io.
Era giusto che fossi io.
Mi piace la vita, la amo. Anche se a volte fa male, davvero. Quindi era perfettamente giusto che fossi io.
A compiere 23 anni. E senza via di scampo. Amando.
Sono felice. E non ho paura, qualsiasi cosa accadrà.






Perché pensavo ci sarà pure una fine
quando non ci sarà più spazio per tenerlo dentro,
un momento che l'amore si ferma, si volta
si addormenta contento,
un momento che l'amore non potrà, non saprà,
non ce la farà più ad aumentare,
che non avrà più niente da dare...

E invece non finisce mai
si fa più piccolo che può
e ti sta dentro e cresce sai
com'è possibile non so,
ma più ne perdi e più ne hai
e più ne incontri e più ne dai...





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16 ottobre 2007

P.S. Ho smarrito un amico che si chiamava Pehnt. Era un ragazzo intelligente. Ne sapete mica qualcosa ?

Fondamentalmente mi sono accorta di avere circa centocinquanta contatti msn.
Un centinaio non so neanche più chi siano.
Di una quarantina me ne sbatto altamente le palle.
Sei o sette erano miei amici.
I rimanenti cosa diventeranno nella mia vita?

Sono preoccupata.
Racconto parte della mia vita a gente a caso. A cui credo di potermi affezionare e, invece, poi, il solo pensiero di risentirli mi da la nausea. Quindi sparisco.
Non ho un cazzo di voglia che la gente si avvicini. Non ho un cazzo di voglia di dare la possibilità a qualcuno di conoscermi.
Non ho un cazzo di voglia di niente.
Più che altro di nessuno.
Non ho un cazzo di voglia di costruire ancora amicizie con persone che spariranno senza motivo.
Sono stata troppo male. Sto troppo male. Per quelle che ho perso.

Passa il tempo e mi capita di riparlarne.
Ancora piango.

No, non l'ho superata.
No, non voglio superarla.




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4 ottobre 2007

Ho capito. Non ho mai sbagliato strada.

C'era disordine attorno.
Era come essere divisi a metà.
Era come se avessi dovuto rimettere a posto le cose. In ordine i pezzi. Mettere a posto le cose, per stare bene.
Mettere a posto le cose. Non tanto per capire. Ma per continuare ad esistere in una strada che a qualcosa doveva pur condurre.
Ho fatto il giro più e più volte e non vedevo che caos attorno.
E c'erano domande e domande e ancora domande che non facevano altro che disordinarmi la vita.

E poi

e poi ho capito.

Non volevo

Non volevo risposte.
Non avrei avuto risposte.
RispostE.

Ne bastava una, per mettere ordine.
E non dovevo arrabbiami con nessuno. Dovevo capire. Accettare.
E non pensare che fosse tutto sbagliato. Che non poteva essere così perchè io, almeno in un caso, le avevo fatte tutte giuste quelle cose che adesso erano in disordine.
E non tenere rancore.

E continuare ad amare. Perchè era giusto.
Perchè era giusto.
Perchè
Era giusto.
Amare.
Era giusto amare.

E sapevo

Farò ricerche, a cinquant'anni. Forse sessanta. E mi basteranno indizi per ricordare che non ho smesso di amare.
E magari percorrere chilometri per vedere gli stessi volti che per anni ho continuato ad amare in ricordo. E che per anni ho sognato. E a cui per anni ho scritto lettere senza mai averle spedite.
A cui per anni ho scritto lettere sul cuscino.
Sul cuscino. La sera. Ho scritto lettere.
Ho scritto lettere che non sono mai state spedite.

Ho scritto lettere che non ho mai scritto.


Per paura. Perchè significavano troppo o forse più nulla.
Saranno forse un pò segnati. Quei volti.
E forse mi batterà un pò il cuore.
Forse.
Sicuramente.

Si.

Farò ricerche che mi porteranno a strade battute da loro. Battute da te.
E scivolerò lenta nei passi di chi se n'è andato prima che passassi io. Senza sapere che.
Che. Se solo. Se solo avessero aspettato.
Ci saremmo incontrati.
Ci saremmo incontrati.
Ancora.
Ancora.

Ci saremmo incontrati ancora.

E' stato bellissimo. Anche con chi mi ha cancellata.
Non porto rancore.
E' stato bellissimo amarvi.
Ed è bellissimo aver rimesso a posto le cose. Aver fatto ordine. Ordine.
Aver chiarito ogni sentimento. In entrata. In uscita. Chi doveva sapere, sa.
Non c'è amore più bello di quello che provo ora che le cose sono in ordine.


Soprattutto con te. La cosa più bella è che ora ne ho la certezza. Ora che mi hai cancellata da lì dentro io so con certezza con che forza ti tengo dentro e con che naturalezza non provo rancore. Ora che tu mi hai cancellata. E' bellissimo perchè ho capito quanto ti tengo schifosamente dentro.
Ti tengo dentro.
Dentro.
E va bene così.

E il tempo è liscio. Non rischio di perdere sentimenti in qualche curva azzardata.
Il tempo è liscio e non si porterà via niente di tutto questo.
E io cercherò tutto questo. Quando il tempo liscio sarà passato.
E mi troverò ad amare ancora le stesse persone in una strada che lentamente mi avrà ricondotto con una curva a voi. Ad oggi. Ad amare.

E' semplice.
Il tempo sarà liscio.
E le cose saranno in ordine.






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27 settembre 2007

Non dirmi che ti penti delle scuse che inventi.

[Chiunque ci sentisse in questa discussione
direbbe
lei cretina
ma lui che gran coglione.]


Assurdo.
Ho imparato che si vive anche senza la persona per cui ti saresti ucciso.

Tra le altre cose.
Ci credi? Ci credo.
A bomba.







Cavalcami sull'asfalto
caldo
come una revolta.







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6 settembre 2007

Pioggia

Gocce calde che colano lisce.
Le accolgo sulla lingua. Ho sete e vorrei bere, ma non posso.

Stesa, provo a dormire. Sento il temporale e sto bene. Sorrido.
Credo che quando piove nessuno possa venire . E nessuno possa uccidere .
Non so perchè. Mi sento sicura come quando mi sveglio di notte, guardo il cellulare e vedo che sono le 5 di mattina.
Perchè uccidere dopo le 5 di mattina?
Magari morire, ma uccidere no.
Così credo. Così spero.
Ascolto il rumore delle mie ciglia che grattano sul cuscino . Mi piace. Questo rumore non può svegliare nessuno. E non fa paura.

Non mi sento di fingere. Davvero. Adesso no .
Ho tagliato i capelli.
Ho tagliato tutto.
Per vincere. Da sola.

Non me ne fotte un cazzo di parlare ancora con qualcuno di come mi sento, di quello che vivo.
Ogni persona che è entrata dentro di me se n'è andata per i più svariati motivi che la vita può offrirci.
Sono due le persone in cui ho creduto ciecamente.
Una se n'è andata molti anni fa e ancora la sogno. La penso. Ce l'ho nel cuore.

Una se n'è andata da troppo poco ancora. E mi fa male.
[Non fingo. Non questa volta .*]

*Andrai comunque, andrai come se n'è andato chiunque.

Non faccio altro che cacciarmi in ricordi che, per ora, bruciano ancora.
[Lo vedi il mare? Non posso che pensare a te.]
Ho dato tutto. Ma avrei dato anche quello che non ho.
Ho amato dal primo all'ultimo giorno. E non smetterò di certo ora.
Lo farò, come ho fatto con chi mi è entrato dentro.

E incrocerò le dita. Quando i ricordi faranno troppo male .
Ma non potrò fare a meno di pensare alle serate passate ad essere l'uno tra le braccia dell'altro a parole. A raccontarci e ad essere. E a temere.
Ed è così lontano.
Perchè la parola fine era stata scritta ancora molto prima di apparire su carta.
[L'hai messa tu.]

Ma non per me. Che una parola fine non l'ho mai saputa mettere.                       Sul cuore.
Girati. Ti guarderò le spalle e ti accarezzerò la nuca.
Peccato che non sia finita prima per me. [Sarebbe stato più facile. Avrebbe fatto meno male.]

Non mi avrete. Non più.
Continuate a pensare che sia quella che vedete.
Continuerò ad apparire strafottente e meschina.
Perchè ho perso ciò in cui credevo.
Perchè ho perso la vita per amare, ma non è stato mai abbastanza.
E riderò
scappando
sempre.




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28 agosto 2007

Sole di settembre [citazione necessaria.]

Rivoglio tutto, anche i giorni di pioggia.

E' vero. Non servono fiori sui sedili, per portarti via.
Bastano due macchine cariche sfondate di cose inutili.
Come i vestiti.
Come le illusioni.
Che infrante fanno sorridere più di ogni certezza distrutta.

E non mi fanno male.
Le mani, per aver passato il tempo ad organizzare tornei di calcio balilla.
E non mi fanno male.
I piedi per aver camminato troppo a lungo con tacchi troppo alti senza avere una meta precisa.
E non mi fa male.
La testa per aver bevuto talmente tanti  spritz improvvisati da averne perso il conto.

E mi mancano da morire. I tre passi che portavano al mare.
I tre passi che portavano alla sabbia tra le dita.
E mi macano da morire.
Le persone che ho incontrato.
Che molte ancora non ci credo che possano esistere davvero.
E mi manca da morire.
Potermi permettere di cantare Gigi D'Alessio mescolato a Tormento con un bicchiere di birra in una mano e un pezzo di pizza nell'altro. Senza che nessuno mi giudicasse.

[BumBum. Batte ancora.]

[Un pensiero particolare va alle persone che ho conosciuto.
E alle persone che mi hanno accompagnata.]








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12 agosto 2007

Il fatto è che amo

Mi manca T. Un sacco. Tanto quanto gli anni che son passati.
Che ho fatto io l'errore.
Quella volta che in Prato non mi sono alzata ad abbracciarlo. Dopo tutto quel tempo lontani.
Che mi sentivo invincibile. Quella che la mancanza non la sente.
Quella che ha già troppo da vedere e da vivere, per pensare a te.

- Che poi un pò di sale e un pò di sole, mescolati assieme. Avrebbero dato te. E forse non avrei finto. E forse non avrei speso.

Che un migliore amico inizi a non farlo valere un cazzo. Quando se ne va.
- Perchè se se ne va, che male fa.
E ti lascia sola.
Quando in realtà ti scrive lettere che lasciano senza fiato. Ma non c'è.
E tu fai la fottuta invincibile.
Ricordarsi quanto era inutile tenersi per mano, fare il girotondo di notte, al freddo. E guardarsi uno stupido film abbracciati.
- E tu che mi buttavi a terra faceva ridere. Ma questo insegna.
Talmente inutile che dopo più di cinque anni d'addio, ancora ricordi tutto perfettamente.

E ho paura. Quando penso agli amici che ho perso e che sto perdendo. Sapendo che questa volta, no. Errori non ne avevo fatti.
- Diventano solo più grandi e più diversi.
E che mi ero comportata da idiota continuando a dare anche il sangue solo perchè amavo.
E in fondo, tornando indietro nel tempo, vedo che così tanto non mi era poi stato dato.

E che T. era stato il migliore.

Perchè non aveva paura di obbligarmi a rispondere. E dopo un "Pronto?" capiva fottutamente tutto. E mi lasciava stare zitta. E parlava lui. E io piangevo, silenziosamente, mentre lo ascoltavo e lo adoravo per ciò che faceva.

E ho saputo solo poi, che ha pianto, quando tutto è finito.
- Perchè sono venuta a saperlo così?
Che se l'avessimo saputo entrambi, forse, sarebbe andata diversamente. O forse no. Non lo so.


Vorrei che non dovesse finire tutto. Anche stavolta.
Che anche se passano gli anni e tutto è silenzio, fa male in egual modo.
E mi sono resa conto che i miei ricordi si ostinano a non smarrire. Mai.

E che il cuore si ostina a battere per persone che probabilmente ti hanno già dimenticato.






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31 luglio 2007

Il mondo era nostro. Ciò che ne è rimasto non lo riconosco.

E' tutto così complicato.


E' tutto così semplice.

BOOM.
[Mi batte*.]




/Non c'e' ragione, non c'e' prigione, che ci terra' divisi. Questa e' una convinzione./




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12 luglio 2007

Ho qualcosa in più.

Sono decisa a non arrendermi in questo.

Voglio fare un post del cazzo in cui ringrazio.

[Ironicamente.] Chi ha pensato fossi grande. Chi mi ha illustrato freddamente ciò che mi sarebbe stato fatto per l'ennesima volta. Che io immaginavo diverso. Che io, in fondo, non mi abituo mai.

[Non ironicamente.] Chi è venuto prima. Chi è venuto dopo.
Chi mi ha portato i pasticcini. Chi i cioccolatini con il peluche. Chi un pò d'amore.
Chi ha pianto con me.
Chi mi ha stretto.
Chi è corso a chiedere spiegazioni e ha lottato con me e per me.
Chi mi ha sorriso con le lacrime agli occhi dicendomi "Supereremo anche questa".
Chi mi ha baciata, prima di entrare. E chi ha aspettato fuori in ansia per 6 ore.
Chi da casa mi pensava.
Chi mi diceva "Di nulla tesoro", avendomi conosciuta pochi istanti prima, quando ringraziavo per cose minime.
Chi chiedeva di fare qualcosa quando gridavo "Aiuto" in preda al dolore e alle allucinazioni.
Chi mi bagnava la bocca e chi mi regalava ghiaccio con un sorriso. [La cosa più bella del mondo. Il ghiaccio. Il sorriso.]
Chi non voleva andar via. Chi non voleva lasciarmi sola.
Chi mi ha baciata. Quando stavo male. Quando avevo i capelli in disordine. Quando avevo la pelle bianca e gli occhi neri e le labbra secche. Quando non potevano toccare altro che le guance perchè il resto del corpo era occupato da tubi.
Chi mi guardava, con le lacrime agli occhi.
Chi mi ha detto che mi pensava. Chi mi ha detto che gli mancavo. Chi mi ha detto che mi amava.
Chi mi ha detto "Non importa me. Esci. Festeggeremo te."
Chi mi ha detto "Sei forte". [No. Non sono forte. Se fossi forte non avrei pianto.]

Non è un inizio. Non è la fine. Non è niente. E' la mia vita da sempre.
Resta il fatto che sono solo un pò più grande. E non vorrei.
Resta il fatto che essere più grande mi fa piangere di cuore. Non di occhi.
Resta il fatto che essere più grande mi fa amare la vita come una bambina.
Amo i miei genitori e mia sorella.
Amo chi mi è stato accanto e ha sofferto con e per me. E chi continua a farlo. 
Amo loro e la vita.
Amo davvero. E mi viene da piangere anche solo a pensarci.

E scusate se a volte mi sono persa. Smarrita. Arresa.
E' talmente difficile. Non potete capire.
Ma lotterò.
Fino all'ultimo respiro.
Per voi.
Per me.




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18 giugno 2007

Mi arrendo.

E si svegliò
di un soffio impercettibile
che appena appena
se ne accorse il cuore;
e vide il mondo,
fino allora incomprensibile,
avere
finalmente
un
senso
nelle TUE parole
...

[E tu che mi tenevi per mano e un semaforo rosso.] Trovare un senso.

e s'inventò la forza
di venirti a prendere
e reggerti ubriaco
sulle scale:

[E mi mostravi la tua scuola che io, lo sai, vorrei averti conosciuto da piccolo. E mentre crescevi ti avrei protetto e coccolato. ]

la tenerezza
di vederti piangere,


[Non ti ho visto mai, quando ne avevo bisogno. Quando ne avevi bisogno.]

stringendoti
per farti addormentare:
che pensarlo al di fuori di noi
non è possibile:
per come l'hai voluto tu
e lo difendo io
l'amore mio.

[Vorrei suonarti il campanello e sedermi accanto a te le ore.

Stare in silenzio. E proteggerti.]

Lo difendevo io,
l'amore mio.



Sono stata in ansia
per i tuoi ritorni,

[Sai cosa? Mi manchi anche tu.]

viva nell'illuminarsi
dei tuoi giorni,
mi ha colpita la felicità
come un addio;
[...quando io in Messico neanche ci volevo andare. E pensavamo che forse, sì, forse, sarebbe stato bello passare del tempo assieme.]

amore mio,

[
amore mio.]

io dormivo sotto la tua mano
e il tempo


mi ha portato via qualcosa
qui da dentro,


mi ha portato via tutto.

come un piccolo ricordo

di
quand'
era
mio


[Però il mare l’abbiamo visto assieme.]

l'amore mio...

Sei così sempre tu

da togliermi il respiro,
[respiro]
[Perché per me sei bello anche se non ti tocco il sedere.
Anche se non ti vedo.]

e solo i sogni tuoi
son quelli buoni:
gli altri, i piccoli, i miei,

quelli che vivo,

sono biglietti persi

nei tuoi pantaloni:

chiudo gli occhi al riparo da te,
[E io abbassavo la testa.]

rincorro il tempo e scrivo;
e nonostante te
lo sento vivo
[Ti vorrei aver avuto sempre accanto. Vorrei aver potuto aprire la porta e trovarti.]

l'amore mio.

Ma non posso naufragare
nelle tue maree,
come una parola
dentro le tue idee,
questa notte è lunga,

AIUTAMI,

ci sono anch'io...
[Che poi tu, magari, neanche volevi.]
amore mio,

non so vivere,
non voglio,
senza ricordare;

[...le foto alla stazione. Che poi sono ricordi. E non esistono neanche più. Che vorrei averle fatte io quelle foto, ma forse non sarebbe cambiato nulla. Perché le ho scattate lo stesso.]

non so correre e nemmeno
forse camminare,
[E volte ancora in cui mi chiedevi cose che io non potevo darti.]

ma ho bisogno di trovarlo adesso
un posto mio,


il posto mio...


farà male,
dovrai scegliere,
dovrai sparire,

insultarmi

o consolarmi

prima di capire
che non sei soltanto tu,
ma sono anch'io
l'amore mio...

amore mio.
















[Ho perso.]




permalink | inviato da amaya il 18/6/2007 alle 21:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 giugno 2007

Quanto bla bla

Mi fa ridere. Quando vi vedo, piccoli e indifesi. Non tentare neppure di capire. Datemi pure del mostro. Non provo mica paura nell'affermare che sì, mi avete costruita voi. E faccio schifo, così come sono, quando spudoratamente fingo e fingo e fingo ancora. E vi rendo partecipi di una vita che neanche è mia. Perchè, detto tra noi, la mia neanche vi riguarda.

Mi viene da piangere, poi, quando son sincera. Perchè sono tutto ciò che voglio essere e mi faccio distruggere perchè o tutta me stessa o neanche un respiro.

Ma, ritornando a noi, rido, quando ascolto giudizi dettati dal fatto che io non sono esattamente come avreste voluto, ossia la cagna pronta ad assecondarvi. Non me ne vogliate. Se dico no, fondamentalmente, è perchè di voi non me ne sbatte un cazzo. Si dice che la sincerità premi. Aspetto lauti compensi.

A volte piango perchè voglio che mi lasciate essere piccola. Voglio che avere la mia età non sia una colpa. E mi sfianca sentire colpi sulle anche mentre mi dite che è giusto come dite voi, mentre mi dite che c'è qualcosa di migliore. Se fossi diversa sarei io? Ma cosa poi? Cosa...?

E poi rido. Quando vedo la facilità con cui alcune persone fanno certe scelte. E mi fanno schifo. E mi fanno venire il voltastomaco. E mi fanno pena. Quando poi tornano strisciando perchè non riescono ad eliminare dalla loro mente ogni goccia di sangue che io ho stupidamente speso per loro e non sanno trovare qualcuno che si dissangui-dolce come lo so fare io.

E mi sento triste. Quando mangio un ghiacciolo e arrivo al bastoncino di legno umido che è una delle cose più rivoltati che mi siano capitate sotto le papille gustative. E mi chiedo perchè nessuno pensi a fare ogni gelato su bastoncini di plastica.

E mi viene da ridere se penso a come andavo proclamando le olimpiadi di bukkake con un bicchiere di vodka alla pesca in mano anche se, sinceramente, a me la vodka alla pesca neanche piace più di tanto e so benissimo che non è pan per i miei reni.

E poi rido. Quando penso a quanto siete convinti di conoscermi e anche talmente tanto coinvolti da permettervi di proclamare il mio assoluto menefreghismo. Che poi, se devo ammetterlo, è anche un pò vero. Considerando l'importanza che persone come voi hanno nella mia vita.

E poi ammetto che mi viene ancora un pò da piangere perchè so di amare ancora, nonostante tutto. Come una troia che aspetta il suo cliente più ricco.
E la cosa in assoluto più goduriosa è il fatto che mi sento di sputarci sopra perchè in fondo odio quest'ultima frase che mi incasina la testa.
E mi sento di distruggere,
di mandare all'aria,

di ricattare e
 
di fuggire.






permalink | inviato da amaya il 10/6/2007 alle 23:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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